giovedì 24 marzo 2016

Palmira, la riconquista inattesa

L’ULTIMO successo dell’aviazione russa prima del parziale ritiro dalla Siria deciso da Putin si chiama Palmira. Con una manovra a tenaglia, resa possibile dall’intervento dei Mig di Mosca, l’esercito siriano fedele ad Assad ha prima conquistato la catena montuosa al Hayeh, a ovest di Palmira, e poi la parte orientale. Così la tv di Damasco ha potuto annunciare ieri sera che i soldati siriani erano a poche ore dalla piena riconquista della città.
Ma che Palmira troveranno i soldati di Assad dopo quasi un anno di occupazione da parte degli uomini del Califfato? Che ne è stato in questi mesi dello stupendo sito archeologico patrimonio dell’umanità? Si sa di distruzioni parziali dello splendido colonnato, di esecuzioni avvenute fra i preziosi monumenti, di devastazioni degli edifici religiosi, ma un’accurata stima dei danni, frutto di un attento sopralluogo, non è mai stata possibile. Forse paralizzati dalla stupefacente bellezza di Palmira, gli uomini del Califfato hanno preferito lasciar cadere un velo di silenzio sulla sorte riservata alla città della regina Zenobia. L’altra domanda che ci si pone è se un anno fa è stato fatto tutto il possibile per evitare che Palmira cadesse nelle mani dello Stato islamico. Dopo il ritiro dei soldati siriani, circolarono racconti di atrocità commesse ai danni dei prigionieri come la decapitazione dell’anziano archeologo Khaled al Asaad, 82 anni, cui venne mozzata la testa per essersi rifiutato di guidare gli jihadisti nei luoghi dove erano stati nascosti i tesori del sito. Nessuno credeva a un possibile capovolgimento della guerra in così poco tempo.

Alberto Stabile 

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articolo da La Repubblica 24 marzo 2016