venerdì 5 febbraio 2016

Palermo ricorda Khaled Al Asaad

Patrimonio in guerra. Il museo archeologico Antonino Salinas intitola una sala allo storico direttore delle antichità di Palmira, barbaramente ucciso dall'Isis

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La sala Khaled Assad
Il 5 febbraio, al Museo Archeologico Antonino Salinas di Palermo – la prima istituzione museale della Sicilia, formatasi nel 1814 come museo dell’Università e divenuta  nazionale nel 1860 – verrà intitolata una sala a Khaled al-Asaad, storico direttore delle antichità di Palmira, barbaramente ucciso da militanti dell’Isis il 18 agosto 2015. La decisione di dedicare la nuova saletta dei sarcofagi fenici della Cannita all’archeologo siriano scaturisce dal desiderio di onorare un studioso impegnato nella difesa del patrimonio, specie nel tragico scenario di guerra che ha preceduto il suo assassinio. Ma la dedica vuol essere anche un auspicio per un dialogo tra culture ed è significativo che sia proprio un luogo che custodisce oggetti appartenenti a diverse civiltà del Mediterraneo antico a trasmettere un messaggio di pace per il futuro.
Nella medesima giornata del 5 febbraio, gli studenti del Liceo Classico «Giovanni Meli» di Palermo s’intratterranno con Paolo Matthiae – illustre specialista del Vicino Oriente e presidente della Fondazione Whitaker che, assieme all’Assessorato per i Beni Culturali della Regione Sicilia, patrocina l’evento – sul tema delle distruzioni e dei saccheggi operati dallo Stato Islamico in Iraq e Siria. Il coinvolgimento delle scuole s’inserisce in una serie di progetti intrapresi dal Museo Salinas per avvicinare il museo alla città, soprattuto ora che il seicentesco complesso monumentale dei Padri Filippini dove sono ospitate le collezioni è chiuso al pubblico per lavori di restauro.
«Da qualche anno stiamo investendo molto sull’aspetto educativo dell’archeologia – dice Francesca Spatafora, direttrice del museo, al Manifesto –; affinché l’intera società civile diventi responsabile del proprio patrimonio, abbiamo anche voluto portare una serie di reperti punici nel carcere minorile Malaspina di Palermo. Un’esperienza emozionante e fruttuosa, grazie alla quale i detenuti – per la maggior parte di origine nordafricana – hanno imparato a riconoscere le proprie radici e sentirsi parte di una città come Palermo, multietnica fin dal passato». In fondo fu lo stesso Salinas, in una lettera a Michele Amari del 14 aprile 1874, a dire che «il museo ha da essere scuola».