sabato 21 gennaio 2017

Isis colpisce ancora Palmira: distrutto il proscenio del teatro

da l'Unità di oggi

Non c’è pace per Palmira, il prezioso sito archeologico siriano preso di mira dall’Isis che ha devastato l’antica città e ucciso Khaled Asaad, l’archeologo che lo custodiva con amore. “La sposa del deserto”, così viene anche chiamata, è stata bombardata e danneggiata più volte. E ieri ecco l’ennesima devastazione. E’ stato distrutto il proscenio dell'antico teatro romano di Palmira, nella Siria centrale, e il Tetrapilo, una struttura colonnata sempre nel sito archeologico patrimonio dell'Unesco. Lo riferisce l'agenzia ufficiale siriana Sana senza al momento fornire ulteriori dettagli. L'agenzia Sana cita "fonti locali" non meglio precisate. Non è possibile verificare in maniera indipendente la veridicità della notizia. Nei giorni scorsi l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) aveva riferito dell'uccisione da parte dell'Isis di 12 tra militari governativi e civili proprio sul palco dell'anfiteatro di Palmira. Un'esecuzione simile, aveva scritto l'Ondus, a quella avvenuta nel 2015 quando più di 20 militari di Damasco erano stati uccisi da adolescenti sedicenti membri dell'Isis di fronte al proscenio dell'antico teatro.

venerdì 20 gennaio 2017

Unesco: patrimonio ferito


Sabato 21, Domenica 22 Gennaio: Salone della Cultura di Milano
Il fotogiornalista Daniele Pellegrini ricorda attraverso le immagini scattate in tanti anni di viaggi la grande bellezza di alcuni luoghi dichiarati dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità, prima che la guerra e il fanatismo religioso dilagassero in Afghanistan, Siria, Yemen e Mali.

Carla Fracci al Carlo Gesualdo: “Forse sarà l’ultimo spettacolo”


di ILARIA URBANI per La Repubblica

ACCOLTA in ottobre come una regina per i suoi ottant’anni al San Carlo, Carla Fracci torna in terra campana per danzare per la prima volta sul palcoscenico del Teatro Carlo Gesualdo ad Avellino stasera alle 21 nei panni di Thalassa, la Regina degli abissi in Shèhèrazade e le mille e una notte. Un atto unico in cinque quadri ispirato ai racconti d’oriente di Antoine Galland, melodie del compositore russo Nikolaj Rimsky-Korsakov, con le coreografie di Fredy Franzutti (biglietti 20 euro). Un leggendario balletto che è anche un omaggio alla gloriosa storia dell’antica città di Palmira, i cui reperti archeologici sono stati distrutti dall’Isis nell’estate 2015 . Da Avellino Carla Fracci, icona della danza mondiale, lancia un appello per l’arte che va sostenuta contro ogni violenza: «La danza è pace, è arte, è bellezza e va sempre supportata. L’entusiasmo dei giovani per la danza c’è ed è ancora tanto, ma la danza va sostenuta dal governo, dalle istituzioni. Speriamo che le cose possano migliorare, questo momento è molto difficile, anche per le compagnie che devono essere ospitate. Chiedo un aiuto per il balletto e per la danza». Un riscatto che può nascere proprio dal Sud: «Ma dobbiamo essere positivi - prosegue la Fracci - e ottimisti, le cose possono cambiare. Siete fortunati ad avere un teatro bellissimo e la volontà di fare cultura, è consolante per tutti. È necessario incentivare il Sud, bisogna incentivare sempre di più la cultura al Sud». La Fracci ricorda il madrigale di Stravinsky dedicato al principe Carlo Gesualdo cui è intitolato il teatro irpino e fantastica un futuro progetto ispirato a quel componimento. Classe, determinazione e passione immutate nel tempo: «La danza mi ha dato tutto - racconta la Fracci - Non so se questo spettacolo sarà il mio addio alle scene o se ce ne sarà un altro. Lo spettacolo è impegnativo: è importante avere energie muscolari. Per ottenerlo serve lavoro quotidiano, esercizio ». E poi con ironia spazza via lo spettro della nostalgia: «Ho interpretato tanti ruoli, tutte le eroine in scena, sono morta tante volte…». «L’esotismo di Shéhérazade - spiega il coreografo Franzutti - è inteso non solo come fascino per un generico “altrove”, ma come ammirazione per il lusso e la lussuria dell’oriente lontano, proponendo un momento di riflessione sulla gloriosa storia dei paesi arabo- musulmani, sui fasti di Bagdad, sulla potenza della città di Palmira». In scena con la Fracci l’attore Andrea Sirianni nel doppio ruolo di Shéhérazade e del Sultano, il danzatore cubano Carlos Alberto Montalvan Tovàr è Sindbad, il marinaio e i primi ballerini Nuria Salado Fustè e Alessandro De Ceglia sono rispettivamente Zobeide e il principe Assan.

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Stasera la stella della danza mondiale in scena “L’arte va sostenuta, salva dalla violenza...”
IN SCENA
Carla Fracci in scena nei panni di Thalassa, la “regina degli abissi”

Palmira: Isis distrugge il Tetrapilo e la facciata del teatro romano


I militanti dell'Isis hanno distrutto la facciata del teatro romano e il Tetrapilo nella città di Tadmu, l'antica città siriana di Palmira, nota per il sito archeologico patrimonio dell'umanità. Lo riferisce l'agenzia di stampa ufficiale siriana Sana, che cita "fonti della società civile" e lo si vede in queste immagini scattate da un satellite di Digital Globe. Il Tetrapilo, di epoca romana, è considerato uno dei 'gioielli' del sito di Palmira. I jihadisti dell'Is hanno nuovamente occupato lo scorso dicembre la città che si trova nella provincia di Homs, nella Siria centrale, dopo che a marzo le forze di Damasco avevano ripreso il controllo della zona. 


giovedì 12 gennaio 2017

La spedizione di Lilia tra i tesori di Palmira prima del disastro dell’Isis

Lo scavo di Palmira (foto archivio Palmais)

L’unica archeologa brianzola in Siria e ha conosciuto lo studioso Khaled al Asaad



Da piccola no, non lo sapeva cosa avrebbe voluto fare da grande. «Cambiavo idea ogni due per tre», racconta oggi Lilia Palmieri. «Ma certo non immaginavo che mi sarei ritrovata un giorno ad essere la sola archeologa brianzola a partecipare all’unica missione archeologica italiana in una delle più importanti città romane del Vicino Oriente, Palmira, in Siria».

Lilia Palmieri

E invece Lilia Palmieri per anni ha scavato a Palmira, fino a che la guerra siriana ha costretto ad abbandonare la città, lasciandola in mano alle milizie dell’Isis che hanno devastato e distrutto, arrivando fino ad uccidere senza pietà l’archeologo siriano Khaled al Asaad. Venerdì sera Lilia Palmieri, racconterà di «Palmira, tra storia, archeologia e attualità» in una tavola rotonda a ingresso libero organizzata dal liceo classico Banfi, a partire dalle 18.30. Accanto a lei anche Antonio Sartori, per anni docente di epigrafia latina e storia romana all’università degli Studi di Milano che racconterà invece di Zenobia, la famosa regina della città. E al termine del dibattito, guidato dal professor Mauro Reali, verrà scoperta una targa in memoria di al Asaad. «Mi troverò davanti a ragazzi che come me hanno scelto di frequentare il liceo classico. Io, monzese doc, classe 1976, andai al liceo Zucchi, e fu lì che a poco a poco mi innamorai del mondo greco e romano. Ma la grande storia non mi bastava, volevo conoscere le microstorie, quelle della vita di ogni giorno, della gente comune, e l’archeologia te lo permette». Da qui la laurea e poi la specializzazione all’università degli studi di Milano, i primi scavi sedici anni fa in un importante sito Romano a Calvatone, nel cremonese, «poi nel 2007 Maria Teresa Grassi, docente di archeologia delle province romane, un giorno mi chiamò nel suo studio e mi disse: coordinerò la prima missione archeologica italiana a Palmira, in collaborazione con studiosi siriani: tu verrai con noi. Ascoltavo e non avevo neanche la forza di ringraziare. Partimmo. Ci avevano assegnato un’enorme area di undici ettari, il quartiere a sud ovest, per tanti anni le ricerche si erano concentrate sui grandi monumenti di cui è ricca la città, noi dovevamo invece occuparci di un ambito di studio meno noto, Dovevamo documentare le abitazioni private e la vita quotidiana degli abitanti di Palmira nel corso dei secoli. Sfida enorme».

Arrivarono in poco meno di dieci a Palmira, una sera di ottobre del 2007, col pullmino carico di attrezzature. «Il lungo viaggio nel deserto, poi lei è comparsa ai nostri occhi col suo maestoso colonnato della via centrale, il recinto del tempio di Bel, l’oasi tutt’intorno. Una emozione mai provata. Lavorammo per un mese per mappare il quartiere che dovevamo studiare, poi per altri tre anni la missione ha portato alla luce i resti di una grande casa privata, con imponenti colonne romane e utilizzata fino almeno al settimo-ottavo secolo dopo Cristo.C. Erano giorni intensi, col campo base in una tenda e una famiglia di beduini a fare da guardiani allo scavo, a metà pomeriggio il lungo tramonto rosato che arrivava su Palmira ci accompagnava a casa. Khaled al Asaad è venuto a vedere lo scavo, parlava con la professoressa Grassi, dava consigli».

La professoressa Grassi ha scelto Lilia Palmieri anche per le sue competenze informatiche, le ha chiesto di creare e di curare il sito che racconta della missione (www.progettopalmira.unimi.it). «Ad oggi è il nostro modo per testimoniare e mantenere viva l’attenzione e questo racconterò venerdì sera al liceo Banfi. Palmira è stata per secoli un esempio straordinario di convivenza di culture diverse. Dopo Duemila anni, anche con quello che accade, ha ancora tanto da insegnare».


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11 gennaio 2017 | 07:52

martedì 29 novembre 2016

“Palmyra: omaggio a Khalid Muhammad al-As’ad”: ecco la traduzione italiana della guida al sito Patrimonio Mondiale UNESCO


Si intitola “Palmyra: omaggio a Khalid Muhammad al-As’ad” la traduzione italiana della guida archeologica scritta dal direttore del sito patrimonio mondiale UNESCO, barbaramente trucidato dall’ISIS un anno fa, realizzata dalla Società Dante Alighieri con la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO ed edita da Archeo.

La presentazione del volume si terrà lunedì 12 dicembre alle 17.00 a Roma, presso la Galleria del Primaticco – Palazzo Firenze – Piazza di Firenze. “Si tratta di un tributo al coraggio del direttore del sito, Khalid Muhammad al-As’ad – sottolineano dalla Commissione Nazionale – e un’occasione per saperne di più su un luogo meraviglioso e ricco di storia”.

Questo il programma dell’evento: saluti istituzionali di Alessandro Masi, Segretario generale della Società Dante Alighieri; Franco Bernabè, Presidente Commissione Nazionale UNESCO; Francesco Rutelli, Presidente Associazione Incontro di Civiltà. A seguire, sono previsti gli interventi del Prof. Marco Di Branco, L’Islam e le immagini: breve storia di un malinteso; Prof.ssa Maria Teresa Grassi, La Palmyra di Khalid Muhammad al-As’ad; Andreas Steiner (Direttore editoriale di Archeo), Presentazione del volume di Khalid Muhammad al-As’ad. Le conclusioni sono affidate al Prof. Paolo Matthiae.

martedì 23 agosto 2016

La distruzione di beni artistici diventa un crimine di guerra

Articolo da La Stampa 22 agosto 2016

All’Aja per la prima volta va alla sbarra un jihadista accusato di aver partecipato 
alladistruzione di nove monumenti a Timbuctù in Mali
AP
Un uomo prega sui resti di un mausoleo islamico devastato dai terroristi a Timbuctù

22/08/2016
PRETORIA (SUDAFRICA)
Per la prima volta in assoluto la Corte penale internazionale dell’Aia potrebbe condannare per crimini contro l’umanità un jihadista del Mali per aver distrutto monumenti storici e religiosi. Una pietra miliare nel diritto che d’ora in poi paragonerebbe omicidi di massa alla demolizione del patrimonio culturale. 


L’imputato del processo, che da oggi entra nella fase finale per arrivare a sentenza entro fine settimana, è Ahmad Al Faqih al-Mahdi, noto come Abu Tourab, in custodia all’Aia dal 26 settembre 2015 con l’accusa di aver distrutto nel 2012 a Timbuctù nove tra moschee e mausolei costruiti tra il XIII e il XVII secolo. Un’azione voluta dal gruppo jihadista Ansar Dine, affiliato ad Al-Qaida nel Maghreb (Aqim), mirata a radere al suolo le tombe dei santi musulmani considerati apostati da parte dei terroristi. In quanto ex guida turistica, i terroristi misero al-Mahdi a capo della brigata Hesbah, con l’obbiettivo di eliminare le testimonianze dei santi sufi, profanare i simboli religiosi e bruciare i preziosi manoscritti del XIII secolo. Operazione riuscita solo in parte grazie all’azione eroica di Abdel Kader Haidara, un collezionista privato che venuto a sapere dei piani dei miliziani, nel pieno della guerra civile del 2012, riuscì a mettere in salvo quasi tutti i 400 mila manoscritti portandoli nella capitale Bamako via terra e via mare.  

«Ci troviamo di fronte a un caso di sfregio della dignità e dell’identità di un’intera popolazione e delle sue radici etniche e religiose», ha affermato Fatou Bensouda, il pubblico ministero che guida le indagini. Arrestato dalle truppe francesi e detenuto in Niger prima di essere trasferito all’Aia, al-Mahdi è anche il primo imputato che si riconosce colpevole dei crimini di cui è accusato, come ha confermato anche il suo avvocato: «Vuole essere onesto con sé stesso e chiedere perdono alla gente di Timbuctù e del Mali». 

Il suo non è il primo caso di jihadismo contro il patrimonio culturale. Era successo con i taleban in Afghanistan, colpevoli di aver fatto esplodere i Buddha di Bamiyan, e la stessa sorte era capitata ai tesori di Nimrud in Iraq e di Palmira in Siria a opera dello Stato Islamico. 

giovedì 26 maggio 2016

Bellissime foto di Palmira

Bellissime immagini di Palmira


Archeologia e vandalismo: distruggere l'arte

Archeologia e vandalismo: distruggere l'arte

ARCHEOLOGIA E VANDALISMO – DISTRUGGERE L’ ARTE – DAGLI ASSIRI AI CONQUISTADORES E OGGI L’ISIS – UNA VITTORIA PER DELL’IGNORANZA – IMPENSABILE IN UN MONDO DOVE SI INSEGNA IL VALORE DELL’ARTE

L’iconoclastia ha, disgraziatamente, attraversato tutte le culture e religioni !
Distruggere, cancellare i segni del nemico lo si vede anche nella cultura egizia, dove i cartigli dei faraoni “nemici” venivano anche malamente e frettolosamente cancellati; tanto che se ne vedono bene i segni ancora oggi.
Anche all’epoca dei sumeri, il vincitore tagliava la testa al re nemico.
Quando si faceva una statua, nella bocca si insufflava “vita”, e il rituale era chiamato “l’apertura della bocca”.
Quindi, le teste delle statue del nemico sconfitto rappresentavano qualcosa di più del semplice monumento.
Infatti queste ultime venivano tenute come ammonimento.
Il sovrano assiro Assurbanipal ci ha lasciato questo scritto, a proposito di una devastazione di una statua; “Questa è l’immagine di Halllusu re dell’Assiria di Elam. La sua bocca che ha schernito, io ho tagliato, le sue labbra che hanno offeso, io ho reciso, le sue mani che hanno usato un arco per attaccare l’Assiria, io ho mozzato”.
Anche tra i Maya nell’ 800 d.C. si è trovata una frammentazione meticolosa del trono di Piedras Negras in Messico.
E’ onesto ricordare che il Corano non contiene divieti espliciti contro le immagini, ma gli arabi, purtroppo, sono stati influenzati dall’iconoclastia bizantina, che nei secoli VII e IX durante l’Impero Romano D’Oriente, distrusse le immagini sacre; come opposizione al cristianesimo occidentale.
E pure giusto ricordare che si tratta pure di islamici, quando parliamo di archeologi e direttori di musei che hanno rischiato o perso la vita per salvare le opere d’arte di Kabul e Baghdad e Palmira.
E’ il caso del tesoro della regina di Nimrud, salvati dagli archeologi del Museo di Bagdad nel 2015 riponendoli in un bunker segreto della Banca Centrale Irachena. Oggi sono stati recuperati e sono ancora in un altro luogo segreto.
ULTIMO NEL TEMPO, MA NON CERTO ULTIMO PER IMPORTANZA, IL SACRIFICIO FINO ALLA MORTE PER TORTURA DI KHALED ASAAD.
E’ ACCADUTO A PALMIRA.
In un mondo dove l’egoismo e la furbizia stravincono :
un uomo, l’archeologo Khaled Asaad, ha resistito a un mese di torture ed è stato decapitato. (vedi nostro articolo al link: http://www.donnecultura.eu/?p=23775)
Non ha mai voluto lasciare la sua città Palmira, dove era direttore dei Musei Archeologici.
Di lui l’archeologo, scrittore Valerio Massimo Manfredi ha detto :
“Mi sento ferito, offeso, indignato di fronte all’inerzia del mondo. Un’inerzia vergognosa e codarda”.

sabato 21 maggio 2016

Palmira: la cultura che unisce contro la barbarie che distrugge

Articolo originale qui

Presentato a Roma il progetto 'I belong to': 

un po' di Italia nella ricostruzione delle antiche rovine

Palmira: la cultura che unisce contro la barbarie che distrugge
Ci sarà anche un po' di Italia a Palmira. In un incontro tenutosi giovedì 19 maggio a Roma, infatti, è stato presentato il progetto, patrocinato dal Ministero del turismo siriano ed intitolato “I belong to” (“Appartengo a”), che l'associazione italiana di volontariato internazionale Solidarité Identités e la Comunità Siriana in Italiahanno deciso di portare nel nostro Paese.
Il progetto – scrive in proposito Ada Oppedisano su Il Primato nazionale – consiste nel mettere a disposizione dei donatori alcune riproduzioni della tavoletta su cui è stato inciso il trattato di pace più antico del mondo, realizzate dal celebre scultore siriano Mustafa Ali. Il ricavato di queste donazioni andrà direttamente a finanziare le opere di restauro dell'antica città di Palmira. Ed in segno di riconoscenza il ministero del turismo siriano offrirà al donatore un soggiorno per due notti in un celebre hotel di Damasco”.
Oltretutto – ed è importante quanto il contributo concreto alla ricostruzione – la realizzazione di questo progetto rappresenta “il rinnovo di un patto di amicizia e di fratellanza che lega da millenni i popoli mediterranei, in un ponte di solidarietà che parte da Roma per giungere a Damasco. La Siria – conclude Oppedisano – è un Paese che condivide con noi un destino comune, che si perde nella nascita della civiltà. In quella terra giacciono i frammenti di un passato glorioso, i segni indelebili di una grandezza che ci unisce nel solco della civiltà romana”.
CdG